Tom Regan e il cane nella scialuppa

dog in lifeboat

Quando si manifestarono le prime opposizioni alla cosiddetta “sperimentazione animale” (leggi: vivisezione), l’argomento che i vivisettori opponevano era quello utilitaristico della superiore utilità della vita umana, un “mors tua vita mea” che “sacrificava” (brutto termine per qualsiasi cosa che abbia a che fare con l’esistenza…) la vita degli animali non umani in quanto la loro morte serviva a garantire la vita agli esseri umani, curando malattie con la realizzazione di nuovi farmaci
Il filosofo antispecista Tom Regan ne scrisse in una rivista americana in u articolo da titolo “The dog in a lifeboat”

Il problema era questo:
”Se ci trovassimo in una scialuppa di salvataggio con uomini e animali e fosse necessario “sacrificare” qualcuno perché qualcun altro si salvi, siamo sicuri che per noi sarebbe la stessa cosa sacrificare un cane o un bambino?
Dove finirebbero i nostri scrupoli etici a quel punto?”

Detta così è realistica: chi butterebbe a mare un bambino piuttosto che un cane? Come si risolve un simile problema etico?
Molto difficile, ma Tom Regan si interessò alla questione, non per questioni etiche ma di diritti, per smontare il paragone con la “sperimentazione animale” che veniva giustificata a fronte di un maggiore e prevalente diritto alla vita degli esseri umani.

Partiamo da una considerazione preliminare che non dovremmo mai perdere di vista: questo è un esempio-limite che non accade, per esempio, nello sfruttamento di “routine” degli animali, e che tanto meno è attinente al caso della vivisezione, sapendo oggi che in realtà questa pratica non è necessaria né utile e che comunque può essere sostituita con nuove forme di ricerca.

Tom Regan raccolse la sfida e sulla questione della scialuppa, chiarì subito che andavano poste delle questioni preliminari per risolvere quello che è di fatto un CONFLITTO TRA UGUALI DIRITTI.

Prima di tutto perché l’esempio e il confronto con la vivisezione sia plausibile, esso deve ottemperare a dei criteri:

1) SICURA (non probabile..) minaccia di morte se qualcuno non venisse
sacrificato;

2) NESSUNA POSSIBILE ALTERNATIVA al “sacrificio”;

3) RAGIONEVOLE previsione che il sacrificio di uno sarà necessario e sufficiente per salvare la vita degli altri;

Teniamo presente che Regan non sta facendo un rendiconto utilitarista ma un discorso sui DIRITTI per cui il diritto a vivere di un cane è uguale a quello di un uomo.

Tom Regan include due criteri:

1) Va sacrificato il “MENO SVANTAGGIATO DALLA SCELTA”.
E qui si pone un altro problema: a parità di DIRITTI (non dimentichiamo mai che di questi stiamo parlando) è meno svantaggiato dalla scelta un cucciolo di cane che ha diritto a vivere tutta una vita o un vecchio malato terminale?

2) Va sacrificato chi è “PIU’ INNOCENTE” e qui Regan indulge a favore degli animali che sono tutti innocenti rispetto agli umani.
Se a bordo della scialuppa ci fosse poi un dittatore sanguinario sarebbe questo il miglior candidato…

Questo ragionamento che ho sintetizzato, ma che in realtà è molto più articolato, salvaguarda la parità di DIRITTI, non basandosi solo di un criterio di “appartenenza di specie”.

Usciamo dalla metafora: l’ipotesi della scialuppa, in una situazione reale avrebbe mille variabili drammatiche di risoluzione e magari qualcuno potrebbe buttare a mare un altro per motivi personali o di interesse.
Gli unici che sicuramente sarebbero sacrificati, almeno per primi, sarebbero senz’altro gli animali non umani.

Ma questi ragionamenti in realtà servivano a Regan per smontare l’obiezione principale dei vivisettori.
La ricerca sugli animali non soddisfa a nessuno dei tre criteri primari e quindi la metafora della scialuppa di salvataggio non calza assolutamente con la vivisezione.
Resterebbe nella realtà una situazione drammatica, ma i due punti di scelta indicati “salvano e confermano” la teoria dei diritti, condizionando la scelta, in linea ovviamente solo di ragionamento e di principio, a criteri diversi dall’appartenenza di specie, criterio principe invece nella pratica vivisezionistica.

Gian Luigi Ago

 

Firenze Mega Cubo della Verità – AV

firenze

Il Mega Cubo di oggi a Firenze, sta a dimostrare come la sensibilità all’antispecismo stia pian piano facendosi strada.
Ed è confortante vedere che ci siano soprattutto giovani che si attivano su questo che è l’estremo terreno di riconoscimento dei diritti e conseguente estensione della sfera etica umana.

Un tema finora sottovalutato e ancora difficile da percepire per molti perché coinvolge ciascuno in prima persona e, alla presa di coscienza non possono che fare seguito scelte e cambiamenti importanti nella propria vita quotidiana;
i cambiamenti e le scelte secondo coscienza sono forse il più alto momento di coerenza con se stessi; cambiamenti non facili quando tutte le agenzie formative, dalla scuola alla famiglia, sono ancora dominate da abitudini, disinformazione, pregiudizi su questo tema, quando le strutture non sono attrezzate a recepire nuovi approcci alimentari, ma non solo.

Il metodo adottato da Anonymous for the voiceless è quello più innovativo e incisivo: si basa sul metodo maieutico socratico. Non c’è aggressività, non spinge a sentimenti di colpevolizzazione chi ancora non recepisce questo problema. Si parte da nude immagini che parlano da sole e che non possono non fare riflettere.
Certo, di fronte alla possibilità di cambiamenti nella propria vita, molti adottano un comportamento classico nella psicologia: la rimozione del “pericolo di sconvolgere la propria vita“.
Si cancella così quello che si è visto, le emozioni provate ci si adagia nell’abitudine rassicurante. Ma molti cominciano a riflettere e si fermano a guardare cosa succede agli animali non umani prima di diventare la loro cena, il loro abbigliamento, il divertimento e spettacolo a cui portare i propri figli.

Ed è allora che gli attivisti di AV intervengono, non a spiegare ma ad accompagnare e integrare con maggiori informazioni, e attraverso il dialogo, la presa di coscienza.
C’è ancora tanto da fare, ma sicuramente prima o poi verrà il giorno in cui si inorridirà pensando che un tempo c’erano persone che uccidevano esseri viventi e senzienti per farne cibo, vestiti, spettacoli o per giustificare ricerche mediche.
Quel giorno molti di noi non potranno essere annoverati tra quelli che facevano queste cose.

Animal Liberation now!
Go vegan!

Gian Luigi Ago
26 ottobre 2019

“Joker”

joker

“Una risata vi seppellirà”
[Movimento del 1977]

”Nel destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo fatta solo per lui. Si chiama disperazione. L’anima è piena di stelle cadenti.
[“L’uomo che ride”, Victor Hugo]

”Ridi pagliaccio”
[Ruggero Leoncavallo]

Ci sono film che entrano prepotentemente nell’aria del nostro tempo, nella confusione, nella degenerazione, nella genesi della violenza, nell’insorgere del Male.
”Joker” è uno di questi.

Sgombriamo subito il campo da equivoci, chiarendo due cose:
Joaquin Phoenix è stratosferico, un’interpretazione senza una sbavatura per un personaggio molto difficile, se fosse possibile meriterebbe non uno ma dieci Oscar.  La sua interpretazione andrebbe proiettata nelle accademie di drammaturgia.
E poi, chi pensa di vedere qualcosa che ricordi il fumetto o che questo film sia un prequel della serie di Batman, se ne resti pure tranquillamente a casa.

Questo è un film, crudo, disperato, a tratti pulp, che parla di una umanità verso cui nessuno volge lo sguardo, e di cui Arthur Fleck fa parte.
Ma Arthur vuole essere percepito e le sue illusioni sembrano reali nella sua mente malata.

Nella Gotham City del film il degrado è al culmine e la fotografia del film restituisce perfettamente il clima di una società in disfacimento dove la risata di Arthur, con gravi problemi psichiatrici, non ha nulla di allegro. Il suo gesto di alzarsi con le dita gli angoli della labbra per sorridere è più che eloquente e simbolico.

Questo clown pazzo che non fa ridere nessuno è un simbolo universale, è l’archetipo esasperato di una follia che è oggi la cifra di una più che possibile deriva. L’incontro tra Arthur e l’ancora bambino Bruce Wayne, il futuro Batman, che in un primo momento Arthur crede che possa essere suo fratello, è l’unico a collegarsi alla saga di Batman.

Non entro nel merito della trama, nessuno spoiler per un film che va seguito nel suo dipanarsi.
Un‘ultima nota sulla colonna sonora, perfetta nella sua puntualità.
Perfetto l’uso di “White room” dei Cream nella scena di Arthur nella macchina della Polizia e il finale con “That’s life” di Frank Sinatra.

Non perdetevi questo film. In fondo viviamo tutti a Gotham City.

Gian Luigi Ago

La Terra vista dalla Luna (20 luglio 1969)

luna

Io c’ero quella notte del 20 luglio 1969.
Guardavo su un vecchio televisore quelle immagini in bianco e nero che arrivavano dallo spazio tra i commenti di Tito Stagno e Ruggero Orlando.

In realtà c’ero anche prima, c’ero quando fu lanciato il primo Sputnik e quando la cagnetta Laika fu il primo essere vivente a orbitare (e purtroppo morire) intorno alla Terra.
C’ero anche quando Yuri Gagarin fu il primo essere umano a vedere dal di fuori il “pianeta azzurro“, emozionando il mondo.

Fu lì che iniziò il mio interesse per l’esplorazione spaziale. Ricordo che negli anni ’60 avevo (e ho ancora) un’enciclopedia, che veniva pubblicata a fascicoli, dal nome “L’Uomo e lo Spazio”. Ogni fascicolo aggiornava, con molte illustrazioni, sui vari tipi di razzi propulsori, moduli spaziali, biografie dei vari astronauti, soprattutto americani, visto che l’URSS faceva trapelare poco riguardo a informazioni sui progressi spaziali.
Così divenni quasi un esperto di quella esplorazione.

Fino a quel 20 Luglio l’URSS era decisamente più avanzata nell’esplorazione spaziale; ogni “prima volta” era la sua: la prima navicella orbitante, il primo essere vivente nello spazio, il primo uomo nello spazio, la prima donna nello spazio, la prima passeggiata spaziale.

Mancò solo, per un soffio, l’appuntamento più importante, quello che portava in sé non solo un successo scientifico ma la più grande avventura dell’Umanità, con risvolti emozionali, letterari (Verne, Ariosto, ecc.), poetici (Leopardi su tutti), cinematografici, fantascientifici.

Il satellite amato, sognato, invocato, incontrava finalmente i suoi amanti, univa chi era sempre stato unito senza mai sfiorarsi.
Le foto che arrivavano dalla Luna, con la Terra che sorgeva sullo sfondo divennero le foto più eccezionali della Storia.
Quel pianeta azzurro, che in quel modo fu visto per primo da Yuri Gagarin, appariva bello, sereno, piccolo, unito, senza confini e senza esseri umani visibili;
ci restituiva l’immagine di ciò che sarebbe naturalmente la Terra senza l’epidemia portata dall’animale uomo.

Come tutte le cose belle, bisogna spesso guardarle da lontano per non scorgerne le brutture e le putrefazioni.

“Perché per credere all’amore davvero
bisogna spesso andarsene lontano
e ridere di noi
come da un aeroplano”

[Giorgio Gaber / Sandro Luporini]

Gian Luigi Ago

“Orso Bianco” il nuovo album di Giordano Forlai

orso bianco

Giordano Forlai torna sulla scena discografica con il suo nuovo album
Orso Bianco” che fa seguito a “Origami” (da me già recensito QUI).
“Orso bianco” è un album che segna una tappa di riflessione, di  maturità e insieme di transizione nell’opera di Giordano, cantautore che già aveva dato prova delle sue grandi capacità compositive e interpretative con l’album precedente.
Chi lo conosce da anni sa la serietà e la passione che ha sempre dedicato alla musica e come la consideri non certo una semplice attività ma una parte fondamentale nell’esprimere la sua sensibilità e il suo approccio alla vita.

Non sorprende quindi che “Orso Bianco” sia un concept album pieno di riflessioni sull’uomo e sull’artista che rappresenta un’ulteriore evoluzione della sua scrittura musicale.

Già la tessitura musicale appare impeccabile per strumentazione, arrangiamenti, parti vocali e per l’intrecciarsi di diversi generi (cantautoriale, rock, prog) che si fondono però perfettamente a evidenziare una chiara cifra stilistica che ormai distingue questo cantautore e lo consacra come una novità di grande spessore in un panorama musicale abbastanza stagnante dal punto di vista delle nuove produzioni.
Inoltre Giordano è stato affiancato in questa produzione da musicisti e professionisti di altissima qualità che hanno saputo tradurre lo spirito dell’album in esecuzioni e arrangiamenti.

Quello che però caratterizza Giordano è principalmente la fusione tra la musica e la profondità di testi che non risultano mai pesanti, pur affrontando temi come la ricerca di se stessi e la voglia di libertà, inseguiti con coraggio pur tra i dubbi e le varie anime che si agitano dentro ciascuno di noi.
Non credo infatti sia casuale l’apertura di questo album, dedicata appunto al tema del “coraggio”.

Il coraggio di cui parla Giordano è quello della rinascita, del superamento di errori e sofferenze inevitabili nel percorso di ciascuno di noi.
E questo filo conduttore attraversa le 12 tracce di questo concept album in una sorta di viaggio tra gli alti e bassi dell’animo umano, viaggio che può condurci “a riveder le stelle”, a un equilibrio che permetta la guida consapevole della nostra esistenza.
Ecco ancora la transizione e insieme la maturità di cui parlavo all’inizio. Un disco “liminale” che è quasi un rito di passaggio e di presa di coscienza.
E la musica, che spesso può sembrare contraddittoria nella sua varietà di generi, riflette invece benissimo lo scontrarsi di diverse anime esistenziali e musicali, rappresentandoci, anche sonoramente, la ricerca dell’equilibrio

La title track dell’album riassume questo scontro tra due nature che cercano di prevalere l’una sull’altra; il cacciatore e l’orso che dovrebbe esserne preda si combattono per sopravvivere in una eterna lotta che la vita ci presenta come conseguenza di un inevitabile “contratto”, come recita la canzone.

Difficile preferire una canzone a un’altra in quanto tutte sono complementari nel definire il “concetto” sotteso a tutto l’album.
Segnalo comunque alcune tra le mie preferite: “Io sono qui” di una autenticità che emoziona, la cantautoriale “L’Acrobata”, il prog e l’elettronica de “Il viaggio”, il rock di “Nero” e la voglia di libertà di “Blu”.

Un album impedibile  per chi ama la buona musica che fa anche riflettere.
Un lavoro originale e di grande qualità. Non perdetevelo.

Gian Luigi Ago

 

Opporsi senza ipocrisie al Decreto in/Sicurezza art.13

art.13

Riassumiamo cosa prevede l’art. 13 del famigerato Decreto (in)Sicurezza del governo Conte.
Diciamo subito che è Conte il responsabile principale (se non unico) del decreto, in quanto Presidente del Consiglio, seguito poi dagli altri ministri e da quanti hanno votato il decreto in Parlamento.
E’ ora di sfatare la favoletta di un Conte moderato, di un Salvini cattivo e di un Di Maio buono e quella della possibilità di creare dialoghi presenti o futuri con alcuni esponenti più “moderati” di questo governo.
Chi non era d’accordo, avrebbe dovuto lasciare Governo e relativa appartenenza partitica; ormai costoro non possono più considerarsi moderati, al massimo complici convinti; e tutti sarebbero condannati in pari misura in un’ipotetica Norimberga morale.

Ma torniamo all’art. 13: esso prevede la negazione ai richiedenti asilo dell’iscrizione all’anagrafe, cosa che comporta, contro lo spirito della Costituzione, la negazione di diritti essenziali quali quello alla casa, l’accesso all’istruzione e alla sanità. Inoltre la chiusura dei porti crea la violazione di decine di norme internazionali sui diritti umani, quelle sul soccorso “senza indugio” in mare e di un fondamentale senso di umanità e solidarietà base della convivenza civile.
Inoltre è la stessa sicurezza che viene minata: avremo un esercito di senza diritti che non potrà avere, casa, lavoro, assistenza sanitaria e che facilmente saranno preda di sfruttatori e associazioni criminali.

A fronte di tutto questo non ci si può nascondere dietro la sacralità della Legge. Erano legali anche le leggi razziali, era legale quanto fatto al G8 di Genova.
Il dissenso, l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile sono forme di pratica democratica; la convivenza non è solo un fatto giuridico ma, e soprattutto, politico, sociale, umano.

E poi con la rassegnazione alle leggi ingiuste non c’è la possibilità di fare in modo che anche la Legge si adegui al volere popolare, volere che non si esplica solo con il voto, che ne costituisce solo una parte, e per giunta come fase finale.
La politica si fa denunciando, anche in modo provocatorio e di disobbedienza, le ingiustizie.
La Storia ci insegna che in casi estremi si è ricorso anche alle armi, come nella Resistenza. Ovviamente non è questo il caso ma serve a far capire che il metodo di opporsi alle ingiustizie e alle aberrazioni giuridiche serve al cambiamento politico e a dare una spinta inevitabile anche alle procedure istituzionali di modifica o abrogazioni di leggi ingiuste.

Pararsi dietro il luogo comune che le leggi vanno sempre rispettate, e che si deve in silenzio aspettare che vengano cambiate con le dovute procedure, significa negare alla base sociale, ma anche istituzionale, di manifestare un dissenso in diverse forme (anche di disubbidienza), impedire la creazione di coscienza sociale e politica, che si possono attuare evidenziando le ingiustizie, favorendo di conseguenza processi di costruzione di alternativa democratica.

Gian Luigi Ago

Citazioni letterarie in Gaber/Luporini (in particolare Cèline)

In fondo a questo articolo troverete un elenco (seppur parziale) dei brani di Cèline riprodotti nelle opere di Gaber / Luporini.

C’è nell’opera di Gaber e Luporini un florilegio di riferimenti che, lungi dall’essere copiatura, si struttura in qualcosa di molto elevato che definirei “competenza” intesa come capacità di acquisire conoscenza e trasporla in contesti diversi.
Tutte le citazioni letterarie presenti negli spettacoli di Gaber e Luporini rappresentano l’acquisizione del concetto “universale” di cui esse sono espressione, universalità che ne consente, a fronte della “competenza” dei Nostri, una rilettura e riutilizzazione in chiave nuova e ricontestualizzata pur nel rispetto dell’essenza originaria.
Se pensiamo poi che tutta questa operazione genera a sua volta arte, questo meccanismo di citazioni è una delle meraviglie dell’opera di Gaber e Luporini.

Il fatto che fra tutte le citazioni letterarie presenti nelle opere dei Nostri quelle preponderanti siano tratte da Céline (ma anche da Borges, Robbe-Grillet, Proust ed altri) credo che abbia le radici in motivazioni profonde e non casuali.

Vorrei soffermarmi soprattutto sul versante céliniano. Il “Voyage” è un libro che può affascinare o irritare, ma mai lasciare indifferenti.
Io lo ritengo un vero libro “cult”, imprescindibile e di un’importanza fondamentale, almeno per quelli che, come me, hanno avuto la sorte di nascere a metà del secolo scorso senza vederne l’inizio e che si trovano a vivere in questo nuovo secolo di cui non vedranno mai la fine.
Céline è stato, prima di uno scrittore, un uomo straordinario, atipico, controverso, provocatore.
Alcune sue posizioni, che tra l’altro pagò di persona, possono risultare equivoche e squalificanti.
Eppure Céline è stato al di sopra di tutto questo.

“Il suo “Voyage” è uno sguardo feroce sul Novecento, è l’immagine di un dolore per la natura umana mascherato da uno sguardo irriverente e sferzante, è un’autobiografia che si svolge tra Europa, Africa e America, in cui tutte le nefandezze e le miserie del secolo sono evidenziate, è una luce che illumina il buio delle nostre anime, è l’immagine di una Storia giunta inevitabilmente al capolinea”

E poi c’è quell’incredibile scrittura: il linguaggio, unico nella storia della letteratura, con inversioni di parole, alterazioni sintattiche, proliferare di avverbi e pronomi. Questo libro fu subito uno scandalo per forma e contenuti: attaccava le fondamenta della letteratura, minandone la legittimità. Il viaggio di Bardamu/Céline verso il “fondo” della notte (bout è “fondo” più che “termine”), dalla guerra alla morte, attraverso il colonialismo, il fordismo, la piccola borghesia, attraversa i più reconditi anfratti dell’uomo in una visione disperata e sarcastica della vita.

“Coraggio, Ferdinand, ripetevo a me stesso, per tenermi su. A forza di essere sbattuto fuori dappertutto finirai di sicuro per trovarlo il trucco (le truc) che gli fa tanto paura a tutti, a tutti gli stronzi che ci sono in giro, deve stare in fondo alla notte. E’ per questo che non ci vanno loro in fondo alla notte”
(da “Viaggio al termine della notte”).

Ecco: giungere fino in fondo all’ignoto per cercare il nuovo. Lo sguardo di Bardamu/Céline è uno sguardo lucido, critico, feroce, ma anche compassionevole.
Credo che in tutto questo si possa ritrovare molto dell’opera di Gaber e Luporini, pur con le dovute differenze.
Non credo sia esatto dire che Céline abbia influenzato l’opera dei Nostri, ma piuttosto che il loro sia stato un “incontro” fatto di parallelismi storici, umani, emozionali che ha permesso al “già espresso” di Céline di ritornare a essere mirabile “forma” di un omologo “contenuto” e soprattutto arte che genera arte.

Gian Luigi Ago (segue elenco citazioni)

RIFERIMENTI AL “VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE” DI CÉLINE – EDIZIONI CORBACCIO:

Pag.46: Ero mica tanto savio da parte mia ma comunque diventato COSI’ PRATICO DA ESSERE DEFINITIVAMENTE VIGLIACCO
(G/L: “La paura”- Polli di allevamento)

Pag.106: …il nome di DIARREA COGITANTE DI LIBERAZIONE
(G/L: “L’analisi”- Anche per oggi non si vola)

Pag.153: ….consisteva nell’organizzare dei concorsi di febbre (….) “POSSO PIÙ PISCIARE TANTO CHE SUDO”….
(G/L: “Il Febbrosario”- Anche per oggi non si vola)

Pag.155: MICA E’ UN UOMO, quel magnaccia lì, E’ UN’INFEZIONE
(G/L “Il cancro”-Libertà obbligatoria)

Pagg. 198/199: …mia madre che mi aveva contaminato con le sue tradizioni:”SI RUBA UN UOVO… E POI UN BUE, E POI SI FINISCE PER ASSASSINARE LA MADRE (…)LE IMPARI DA PICCOLO E VENGONO A TERRORIZZARTI SENZA SCAMPO, PIU’ TARDI (…) CHE DEBOLEZZE! PER DISFARSENE SI PUO’ APPENA CONTARE SULLA FORZA DELLE COSE. FORTUNATAMENTE, E’ ENORME, LA FORZA DELLE COSE (…) Mia madre AVEVA PROVERBI SOLO PER L’ONESTA’
(G/L: “Introduzione a Libertà obbligatoria”)

Pag. 230: SIAMO PER NATURA COSI’ SUPERFICIALI, CHE SOLTANTO LE DISTRAZIONI CI POSSONO IMPEDIRE DAVVERO DI MORIRE
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)
Pag. 232: …TUTTO SI TRASFORMA E IL MONDO PAUROSAMENTE OSTILE SI METTE DI COLPO A ROTOLARE AI TUOI PIEDI COME UNA PALLA SORNIONA, DOCILE E VELLUTATA
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)

Pag. 241: ….LA TESTA VI GIRA, E IL DUBBIO VI ATTIRA, E L’INFINITO SI SPALANCA SOLO PER VOI, UN RIDICOLO PICCOLO INFINITO E VOI CI CASCATE DENTRO…IL VIAGGIO E’ LA RICERCA DI QUESTO NIENTE ASSOLUTO, DI QUESTA PICCOLA VERTIGINE PER COGLIONI…
(G/L: “L’ingenuo” – Polli di allevamento)

Pag.258: …si era presa LA MANIA DI FOTOGRAFARE GLI UCCELLI NEI LORO NIDI…(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)

Pag.283: “NON ABBIAMO MAI UN SOLDO IN CASA!” A TITOLO D’INFORMAZIONE E DI PRECAUZIONE, COSI’, PER SCORAGGIARE I LADRI E GLI EVENTUALI ASSASSINI
(G/L: “La paura” – Polli di allevamento)

Pag.297: C’E’ UN LIMITE A TUTTO. NON E’ SEMPRE LA MORTE….
(G/L:”Il suicidio” – Polli di allevamento)

Pag.311: CI CAPITARONO PIU’ FALLITI LI’ CHE ALL’USCITA DEL CONSERVATORIO
(G/L: “Le carte” – Libertà obbligatoria)

Pag.325: NON SI RIESCE NEMMENO PIU’ A DISSIMULARLA LA PROPRIA PENA, IL FALLIMENTO, SI FINISCE PER AVERE LA FACCIA PIENA DI QUELLA BRUTTA SMORFIA CHE IMPIEGA VENTI, TRENT’ANNI E PIU’ A RISALIRE FINALMENTE DAL VENTRE ALLA FACCIA (….)UNA SMORFIA, CHE LUI CI METTE UNA VITA A CONFEZIONARSI E ANCORA NON GLI RIESCE SEMPRE DI PORATRLA A TERMINE TANTO E’ PESANTE E COMPLICATA LA SMORFIA CHE BISOGNEREBBE FARE PER ESPRIMERE LA PROPRIA VERA ANIMA SENZA NULLA PERDERE
(G/L: “La smorfia” – Libertà obbligatoria)

Pag.330: BISOGNA SENTIRE IN FONDO A OGNI MUSICA L’ARIA SENZA NOTE, fatta per noi, L’ARIA DELLA MORTE
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)

Pagg. 344/345: E la musica è tornata nella festa(…)DALLE MONTAGNE CHE NON SONO RUSSE (…) SONO DEI RUTTI DI GIOIA LE FESTE (…) BISOGNAVA STRAPPARLI AI LORO DISASTRI.GLI AVESSERO DATO LA MORTE IN PREMIO PER VENTI SOLDI SI SAREBBERO PRECIPITATI SU QUELL’AGGEGGIO (…) ASPETTARE, E’ FESTA ANCHE QUELLO
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)

Pagg.357/358: L’HA MICA RUBATO L’OBBLIGO DI VIVERE (…)ESSERE VECCHI VUOL DIRE NON TROVARE PIU’ UNA PARTE PASSIONALE DA RECITARE, CADERE IN QUELL’INTERMEZZO INSIPIDO IN CUI NON SI ASPETTA CHE LA MORTE
(G/L: “ Finale di Libertà obbligatoria”)

Pagg.394/395: NELLE CASE, NIENTE DI BUONO. QUANDO UNA PORTA SI CHIUDE DIETRO UN UOMO, LUI COMINCIA SUBITO A PUZZARE (…)PASSA DI MODA SUL POSTO (…) “TRE FRANCHI LA SCATOLA PER PURGARE TUTTA LA FAMIGLIA” UN AFFARE! (…) SI FA TUTTO INSIEME IN FAMIGLIA (…) PER ARRIVARE AL GIUDIZIO UNIVERSALE CHE SI TERRA’ PER STRADA, CHIARO CHE IN HOTEL UNO E’ PIU’ VICINO.POSSONO VENIRE GLI ANGELI CON LE TROMBE, ARRIVEREMO PRIMA NOI, SCESI DALL’HOTEL (…) ERANO CAMBIATI GLI ESSERI MA NON LE IDEE. ANDAVANO ANCORA, COME SEMPRE, GLI UNI E GLI ALTRI, A BRUCARE UN TANTO DI MEDICINA, QUALCHE PEZZO DI CHIMICA, DELLE COMPRESSE DI DIRITTO, E INTERE ZOOLOGIE, A ORARI PRESSAPPOCO REGOLARI (…) LA SUA FELICITA’, ABBRACCIARE LA FAMIGLIA SENZA SENZA MAI GUARDARLA LA POESIA….
(G/L: “La strada”-Anche per oggi non si vola)

Pag.400: …SI LAMENTAVANO DI TUTTA LA LORO VITA SGAMBETTANDO
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)

Pag.419: SE SI VIVESSE ABBASTANZA A LUNGO NON SI SAPREBBE PIU’ DOVE ANDARE PER RICOMINCIARE CON LA FELICITA’. NE AVREBBERO MESSI DAPPERTUTTO DI ABORTI DI FELICITA’…
(G/L: “Il delirio” – Libertà obbligatoria)

CITAZIONE DA “COLLOQUI CON IL PROFESSOR Y” DI CÉLINE , NUOVI CORALLI EINAUDI:

Pag. 4 AI GIOVANI PIACE L’IMPOSTURA COME AI CAGNOLINI PIACCIONO QUEI LEGNETTI, QUEGLI OSSI FASULLI, E LORO CI CORRONO DIETRO! SI PRECIPITANO ABBAIANO, PERDONO TEMPO… È QUEL CHE CONTA.
(L’ingenuo-Polli di allevamento)